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Un Luogo Comune

per non dare nulla per scontato

Archive for the 'Fotografia' Category

26 febbraio
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Un altro anno e la nebbia

un altro anno e la nebbia

non avevo silenzi diversi da questi

respiri col naso minuscoli

ed era diverso l’odore ai tempi

 

non che avessi più possibilità

anzi

ma di sicuro non sarei scappato da qua

per un’altra schermata,

per un altro livello di rarefazione dell’aria

non lo avrei fatto per incontrarti

per caso bastardo

in chiesa tre anni dopo

 

ho perso il tuo sapore del tutto

non lo sento più quando guardo per terra

le foglie bagnate le stesse di sempre.

 

lo avrei fatto forse soltanto

per sentire che scopri qualcosa in più di te

al telefono distingui

tra tutte le cose che guardi e basta

e quelle che guardi cercandoti

 

dici che sono per te un esempio

ogni giorno della mia vita

non cerco altro

che quell’odore diverso

che quattro anni fa

avevo addosso

nebbia

 

gnekky

 

 

 

13 maggio
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Alte Definizioni

Il presente non è

una situazione fisica,

una condizione spaziotemporale,

un’influenza continua,

una convenzione millenaria,

un errore di programmazione,

una parola da interpretare,

una crisi economica,

un misticismo sessuale,

un filtro fotografico,

una risposta pronta.

 

Il presente è il sole

intermittente

dai finestrini

del pullman,

grazie a Dio.

 

 

29 aprile
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Serata Capiente

di Paolo Bontempo

Oddio è stare male. È stare ad aspettare senza sapere, senza capire che le direzioni del vento cambiano di tanto in tanto, che i colori sono diversi dal tuo studio, che un restauro può distruggere, che il semaforo può sbagliare, che si può morire, cazzo.

Potrei cominciare a parlare della diegesi dell’essenza intrinseca, del non capire che arrampicarsi è scivoloso, che ti cruccia questo vivere apparentemente vuoto, questo sentire che non c’è niente, perché non cerchi niente, perché non vedi niente.

Buttati dal piano più alto del tuo palazzo, sprofonda nell’ancestrale spazio che ti apre il Correggio, Cristo Santo, non farti risucchiare dal non vuol dire.
Cosparsi di sentimenti,

siamo meno romantici,

di quanto

vorremmo essere.

 

13 febbraio
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Suoni

Qualche motore

lontano

mi ricorda

te.

 

prova3

28 dicembre
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Vetro, aria, vetro

Mi hanno messo qui

a controllare le stelle

artificiali

della valle;

a guardarle brillare

nel gelo,

nel buio.

 

Mi hanno legato

ad un tempo e

ad uno spazio,

a misurare in

coincidenze

la lontananza.

 

Mi hanno lasciato

nel petto

qualcosa di così

maledettamente

esplosivo,

qualcosa di qui

che comunque

tu non capiresti.

 

DSCN7854

 

12 novembre
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Novembre

Sai? Porto ancora la stessa giacca dell’anno scorso, quella con la zip rotta in fondo. Una delle biciclette che uso ha un nome e tu lo sai, ma non riesco ad usarla per andare a vedere le finestre accese. Un anno fa ero io ad accendere le finestre. Dall’alto mi accorgo che non era niente. Ora ti guardo da quassù, ma non ho ancora aggiustato  la zip della mia giacca.

 

Il cielo viola all’orizzonte.

Galassie di freddi quotidiani.

Polmoni che si seccano.

 

Corro sempre più in alto,

corro sempre più,

corro

sempre

per inseguire il tramonto.

 

 

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28 ottobre
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Amor, amor, amor

“Non hai nessuna scusa”. Disse la ragazza dai capelli belli e dal trucco pesante al ragazzo senza pretese. Poi le uscii direttamente dal midollo spinale un “bastardo”. Vocativo pronunciato con una particolare attinenza all’espressione, con una prurigine ed una sincerità che solo chi vorrebbe ammazzare può permettersi. Stringeva i pugni e aveva tutti i muscoli magri in tensione. Non era una di quelle che si emozionano, però credeva nell’amore. Cioè, così diceva quando esprimeva tutta la serietà di sentimenti che aveva in corpo. Quando rispondeva all’unica pallida domanda con una minima pretesa di importanza che si pongono le ragazzine su ask.fm, “credi nell’amore?”,  osava rispondere di sì. Non è che avesse esperienze diverse dal limone nei locali del centro o di Orio al Serio, nulla di più del ragazzo “serio” ogni tanto: ogni suo sentimento veniva riassunto con sopravvalutata pertinenza dalle frasi sulle borse di subdued. Però, di fronte a quella domanda che l’anonimo iPhone le notificava con inattaccabile puntualità, sentiva muoversi come una corrispondenza tra il concetto di amore e le esigenze più profonde del proprio cuore.
Lui da parte sua ci aveva passato davvero tanto tempo con lei. Per questo era sconvolta dalla verità che all’improvviso aveva sentito uscire dalla sua bocca. La turbava il vuoto tra l’amara concretezza delle parole di non-amore che lui le aveva detto poco fa ed il ricordo estivo di tanti fatti che, quando li aveva vissuti, continuavano a confermare nella sua mente l’amore assoluto che lui le prometteva. Fatto sta che lui ora si divertiva a fare il ragazzo che si “gode” la giovinezza (dove il termine “godere” è inteso in senso essenzialmente sessuale) e si crogiolava nella nuova figura di stronzo spezza cuori che si era trovato a disegnarsi addosso. E dire che erano anche andati in vacanza insieme.
Tutte queste immagini di presunta pienezza sentimentale passata le bombardavano il cervello. Si mise a piangere. Non piangeva per debolezza, né perché era ancora innamorata del bel bastardo, né perché l’aveva trattata male: erano tutte cose con cui sapeva fare i conti. Piangeva essenzialmente perché questa contraddizione tra passati densi di gesti fino allora considerati amorevoli ed un presente fatto di nuda realizzazione del falso la mandava in crisi. Si accorse che dell’amore non sapeva nulla e che se nulla sapeva e nulla provava, l’amore nulla era. E se l’amore era nulla il suo cuore anelava ad altrettanto nulla. Un gioco di nulla che si alternavano nei suoi occhi e le cadevano sulle guance.

Il primo inverno congelava il cruscotto della macchinina nuova nuova che i suoi diciott’anni ed il benessere finanziario dei genitori le avevano permesso. La condensa rifletteva i lampioni del centro e lei era ormai sicura che il mondo fosse destinato a finire con qualche gossip sulla loro rottura e la certezza che aveva dato tutta sé stessa ad un essere di cui aveva  soltanto ribrezzo. Pensò che l’aveva tanto amato.
Poi, come un brivido, le salì un sospetto lungo la schiena. Si volse come se qualcuno l’avesse toccata sulla spalla; ma di là c’era solo la fontana di piazza Pontida che continuava a sputare acqua nel silenzio della domenica sera. Allora capii: lui la voleva solo per un rapporto fisico continuativo, ma anche lei non aveva fatto altro che dargli organi sudati, la situazione sentimentale di Facebook e spietate frasi da serie tv. Capii che se l’amore c’era, era una cosa completamente diversa: fino ad allora non aveva fatto altro che mentire e rotolarsi soddisfatta nelle menzogne, come una scrofa nel fango. La vacanza di quell’estate era solo una menzogna a pagamento. La sua vita da un po’ di tempo a quella parte era una menzogna ben raccontata. E in fondo, fino ad allora, aveva sempre finto di non saperlo.
Travolta da questi pensieri, con il cellulare che vibrava nella tasca della giacca in macchina, seduta sull’asfalto ed appoggiata ad un pneumatico posteriore, non si accorse che la notte le ghiacciava le mani e che il freddo pian piano le devastava i polmoni. Forse quella notte fece troppo freddo, forse aveva pianto troppo, forse era troppo sola. Lanciando l’ultimo sguardo alla fontana realizzò che ormai era troppo tardi per provare ad amare e che aveva davvero, ma davvero sonno. Chiuse gli occhi.

A dire il vero

14 ottobre
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Le foglie

(per la serie: canzoni senza musica, se volete ascoltarla fatemi un fischio e porto io la chitarra)

Non sarà poi niente

seguire con passo pesante

i capelli tuoi rossi,

che dal mattino sono mossi.

E gentilmente cadono le foglie.

 

Non sarà poi  molto

cercare spesso il tuo volto,

sguardi soltanto accennati

per giorni ad un tratto perduti.

Ed in silenzio cadono le foglie.

 

E cadono le foglie sull’asfalto

ed il nostro vivere è un salto,

chiederò al tuo sguardo “Non morire”,

ma non c’è più niente da capire.

 

Non sarà poi tanto

avere quasi per incanto

i tuoi occhi ed i tuoi sospiri,

poi carezze come fiori.

E gentilmente muoiono le foglie.

 

E cadono le foglie sull’asfalto

ed il nostro vivere è un salto,

chiederò al tuo sguardo “Non morire”,

ma non c’è più niente da capire.

 

E cadono le foglie dappertutto

ed ogni giorno passa ed io aspetto,

anche questo autunno dovrà finire

e non c’è più niente da capire.

E non c’è più niente da capire.

 

09 ottobre
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Il loro viaggio porta un po’ più lontano

Avete notato che le strade cominciano a fare le frettolose? Che gli alberi piagnucolano, sempreverdi e sempremorti? Io è un po’ che colleziono occhiate alle foglie arancioni, faccio venire il mal di testa ai lampioni, che s’accendono tutti imbarazzati. Mi confondo le emozioni, mi specchio nella carta stagnola, non mi ricordo quella parte lì della traduzione. Non ti devi giustificare.
L’unica alternativa alla finestra aperta sulla nebbia è camminare. Camminare assieme. Che bello, pensaci. Non siamo soli a prendere a pugni l’autunno. Miliardi di chilometri in autobus infreddoliti. Miliardi di volte mi hai chiamato per nome. Solo ora capisco come mi chiamo.

Lunga vita alle pozzanghere,
Bergamo capitale europea della provincia.
PICTU (52)

28 settembre
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Rumori per Brescia

A te,

telefono spagnolo

dalla faccia distrutta

e dalle occhiaie nascoste;

 

a te,

discepolo delle nove

della Domenica;

 

a te,

scomunicato errore

nel rumore del treno,

graffito frammentato.

 

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