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14 novembre
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Pubblicità che ti cambiano la vita

Interrompiamo le trasmissioni pseudo-poetiche da cameretta per un breve intermezzo pubblicitario.

Non so se qualcuno ha visto girare in televisione questo gioiellino della produzione televisiva universale, questa perla degli spot, questo punto di non ritorno che ci coglie impreparati nella nostra vita quotidiana… ebbene sì, parliamo della pubblicità del Polident!

Visto che le parole non sanno definire un così azzeccata espressione della cultura umana, vi posto il video. “Ma lasciamo perdere le chiacchiere, ma godetevi lo spettacolo.” (citazione del sommo Adriano Panatta)

Bene. L’avete visto e il vostro animo si sente già rinfrancato per l’incredibile novità arrecata alla vostra esistenza di tutti i giorni, ma analizziamo insieme i motivi che fanno della pubblicità del Polident qualcosa di assolutamente assoluto.

  • Una commovente Liana Pederzani. È in lei che sta tutta l’essenza di questa opera. Tralasciando l’indiscussa ed  invidiatissima bellezza meramente estetica di questo personaggio, guardiamone gli sguardi, le movenze, l’incantevole voce! Insomma, non c’è da stupirsi dello sguardo ammaliato dell’uomo dalla bicicletta rossa.  
  • La trama. Ti lascia mozzafiato. Inizia tutto con la piacevole conoscenza di Liana, che come si presenta ci dice che ha la dentiera e usa Polident. Non abbiamo smesso d’innamorarci di questa sorprendente postina, che comincia a raccontarci del suo disagio nell’affrontare il cibo dai pezzi piccoli. Sotto la sua drammatica espressione, il punto più toccante dell’opera. Grazie al cielo il tutto si conclude con la comparsa miracolosa di una salvifica Maria Gaggiani, esperta Polident – Secondo le fonti ha realmente conseguito un master in “Polident” ad Oxford – che ci permette di rivedere libera, serena e rinnovata Liana Pederzani. 
  • La sceneggiatura. Decisamente la ciliegina sulla torta di tutto il complesso. Analizziamo i sapienti dialoghi.

LIANA: Sono Liana, ho la dentiera e uso Polident. [Presentazione ad effetto, andiamo subito al sodo, non c’importa cosa fai, lo capiremo dopo dal giubbotto catarifrangente indossato a caso in pieno giorno, a noi c’importa della dentiera] La gente quando mi vede mi riconosce [sfido io, è proprio un bel bocconcino!] e mi chiede anche perché sanno che io il prodotto lo uso. [Incredibile la forte presa di posizione in contrasto con la società. Non solo se ne sbatte delle concordanze tra verbi, ma non ha peli sulla lingua e tutta la città sa che lei usa IL prodotto.] Prima, avendo anche la dentiera ben salda, qualche pezzettino di cibo passava lo stesso. [che dramma, che pathos!]

MARIA: Con Polident Free basta una piccola quantità [di che cosa è sottinteso, ma chissene frega] per aiutare a prevenire le infiltrazioni di cibo. [Incredibile il parallelismo con frasi di organizzazioni no profit tipo: Con Unicef, basta una piccola rinuncia quotidiana, per aiutare a prevenire la diffusione della malaria in centrafrica. Loro ci tengono alla tua dentiera!]

[Ma il bello, il senso, il logos di tutto quanto arriva solo ora]

LIANA: Adesso con Polident davanti ad una bella fetta di lampone, me ne mangio due fette. [Non sto a dilungarmi su inutili elogi a questa frase più che geniale]

SPEAKER: Polident, libertà di parlare, mangiare e sorridere.

LIANA: Ah io glielo dirò [ci sono varie interpretazioni, aglio io glielo dirò, ah io lo dirò…] che Free vuol dire “Libero”. [Enigmatico riferimento a una terza persona, certamente è un’espressione visionaria che noi non possiamo comprendere]

Insomma: opere come questa non passano inosservate, ma entrano profondamente e decisamente nelle nostra quotidianità. Ci lasciano diversi, consapevoli, maturi, nuovi. Sono pubblicità che ti cambiano la vita.

Nonostante ciò alcuni misteri restano irrisolti: con chi ha parlato Liana per tutto il tempo? E soprattutto… Che diavolo è Polident di preciso?