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Un Luogo Comune

per non dare nulla per scontato

28 agosto
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Figli di madri cattoliche

29 Luglio, Notte

come marinai siamo
usciti dalla tempesta
e le ruote si sono asciugate
velocissimissime girando
sull’asfalto
davide non lo sento da anni eppure esiste ancora

davide va in olanda e la lombardia

la lascia
cosa lascia davide?

 

 

il mcdonalds di segrate rapinato dal tramonto e poi dal temporale e i fulmini paralleli alla strada che squassano il nulla intorno, è questo che lasciamo quando andiamo oppure siamo noi nelle nostre gabbie di faraday a inventare la pianura padana dietro i finestrini bagnati solo per avere qualcosa da cui scappare, in cui restare, da conquistare?

 

1 Agosto, Sera

Mattia fa la doccia mentre

un piccolo cane abbaia nel nulla,

gli insetti prendono piano possesso

di questo terrazzo

e io non ho mai chiesto

che questa precisa bellezza

davanti a me stesse

come se, da sempre,

insistente esistesse.

e non so davvero cosa

di me

di me succeda

né fino a dove guardare

mentre si carica il cellulare,

fino a dove capita,

capita ancora,

con una profondità diversa,

con il pentimento del tempo

passato

a desiderare meno di questo.

 

Bruciano tutto qui intorno,

passano le macchine e poi torna

un gran silenzio.

 

Non chiudo,

aspetto.

E non ho niente e tutto, fuori,

è dentro.

 

2 Agosto, Notte: amaro

baske

e me ne vado da loro, che a stare lì sto costretto, piuttosto salgo le scalette e resto spiaggiato sul letto, tra i sassi. cammino ormai in mezzo a tutto, e non c’è domanda da porre a tavola senza che riguardi il cosmo, anche alla lontana, anche chissà come. hanno bevuto i ragazzi e anche io, eppure tengo bene, tengo tutto. quando lavo i denti guardo le stelle, quando salgo le scale le salgo chiedendomi dunque quale sia il mio cervino, perché il resto c’è ma passa e lascia silenzio nel senso che penso cosa c’entro, chi chiamo quando ho tempo, chi dimentico e cosa amo. cosa amo al punto da non pensare alla fatica e solo lasciarmi trascinare nella profondità di un origine che più sembra lontano, più davvero è vicino e tu e tu hai quegli occhi che maledico perché hanno dentro lo spazio più vasto del golfo, la postura fottuta e gli sguardi incazzati di noialtri figli di madri cattoliche con i cuori grandi e i colori della campagna tutta bruciata, tanto per cambiare credo che tu possa tornare.

eppure ho bisogno di tutt’altro e non ho paura di dirmelo piano, poco prima di dormire.

 

3 Agosto, Notte: pallavolo

da ieri sera al pranzo di oggi il direttore ha mosso i polsi sempre più velocemente, tutto il suo corpo stava in quei polsi. poi le mani, le mani e le braccia e l’orchestra che suonava alle spiagge di sassi di sabbia, ai panini e al melone, che bisognerebbe parlare per ore di quello che ci è successo. e poi giocare a pallavolo e andare in mare a litigare perché a questo punto guardami fino in fondo e non pretendere che tutto sia perfetto. è perfetto così, però, e nemmeno c’è bisogno di dirselo. bastano i fianchi della cameriera bionda e i nostri schiamazzi e ancora amari come questi mesi in cui avevo paura di desiderare.

porta a quella madonna il conto di quello che mi ha messo nel cuore, dille che ancora parlo troppo e quando dovrei stare zitto non mi riesco a spiegare e quando dovrei parlare mi giro dall’altra parte e fumo a scrocco. la gola che gratta, la mia voce nelle cuffie, alessandro non risponde.
ci sono dei fari che sparano la luce contro le stelle, sarà il mare o qualche discoteca. poi piomba una stella cadente su di me e i ragazzi ridono sotto e non faccio a tempo a chiedermi che cosa desidero. perché sei tu, e la mia voce nelle cuffie per tutti, e tutto per sempre e tutto adesso. e che la stella mi arrivi addosso.
perché tu arrivi anche se sono stanco e va bene, pensavo ad altro, sei bello che ti fai accarezzare e mi rialzi lo sguardo.

 

4 Agosto, Notte: per terra

ci sono dei letti per terra che bisogna superare con certi passi lunghi e quatti, ai lati dei materassi per non svegliarli. c’è la macchina di giovanni che non parte mai senza un’altra macchina che ne carichi la batteria. ci sei tu che per amarti prima devo essere abbracciato da tutti, qui, e guardare il filo del mare. poi c’è la luce che si proietta sul muro con le sagome degli alberi quando passano le macchine sullo stradone nel niente, come una lanterna che gira le stelline sul muro per fare addormentare noi bambini pieni di limoncello e drum e altre cose legali.

la mia voce si addolcisce se canto cose vere, credevo non piacesse a nessuno e invece… io e bernardo abbiamo buttato un sacco di immondizia al lato della strada, nella sterpaglia buia. erano tutti piccoli animali, resti di calamari. sebastiano si lava i denti mentre cago e pede viaggia verso la polonia. non ho ancora chiamato bonti ma le mie canzoni non smettono di parlare di lui. e di quel sotto che c’è in tutto. nel mio labbro rotto e nel sangue sempre seguo quel profumo di boh, che l’identità ce l’hanno tolta in promo con l’anno di nascita.
ma tu fammi vedere la tua faccia, ancora in due amici che dormono qui, ancora nel di più di cui sento il profumo in mezzo alle colline, nel mare. io che canto e ancora il canto di cicale.

 

5 Agosto, Notte: debole

se mi sveglio che ho sognato la tipa, ancora, sbuffo un po’ perché mamma mia non cresci mai! tante cose belle e importanti che dici e poi guardati lì come brami ancora semplicemente quello che non sei stato capace di compiere anni fa perché debole. e ti metti alla prova e cadi, perché debole. scrivi alle altre e non a te, non all’anima tua che hai servito per quattro mesi di dolore. ma non voglio essere forte non voglio, che se no sarebbe scontato amarti stronzetta. così invece mi dice verifica, guarda proprio per te, torna a scannare ogni piccolo desiderio del tuo cuore, che sia sposare una o solo volerle sbottonare la camicetta, tu guarda lì, guardaci e vedrai che non è roba tua che non sono moti tuoi, che appartieni e sei più di tutto ciò che brami, sei filo diretto con il disco del sole in fondo alla baia, con la ferrovia nella sterpaglia e il punto in cui finiscono i binari chissà di fronte a che mare solcato da chissà quali migranti economici.

e così 21 angels scritto sulle mutande di bernardo, 21 angels che non sei solo e nuoti nudo nel mare largo senza bambini terroni, senza dover fare nient’altro che cantare, con mattia lì vicino alla boa, le mosche, amici sconosciuti intorno a un tavolo pieno di birra e pasta e ricotta per te. ti amerò solo se sbottonandoti la camicetta sfioreranno le mie dita tutto questo: persino le spazzature dietro le spiagge, gli scogli che pungono e le cose che grido, persino quando non respiro, persino te.

 

One Response to “Figli di madri cattoliche”

  1. lettrice ha detto:

    bellissimo, bravo

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