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Un Luogo Comune

per non dare nulla per scontato

24 giugno
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Il Vangelo secondo Smatteo

Se ritorna uno smatto di Paolo cosa vuol dire? Che si torna indietro? Che si va avanti? Che è Giugno e non c’è un cazzo da fare? Forse?

In realtà ho una specie di carica super mario smash smosh boh. Cioè nel senso appunto infatti su un blocco dello scrittore le annotazioni per il prossimo film di ezio greggio tutto minuscolo. Risollevare la commedia all’italiana e buttarsi nella serie Z che neanche in lega pro che neanche in serie c che neanche stare giù. Allora tu giocavi a pallavolo e io venivo a guardare le tue partite, è ok? Creiamo questi ricordi così i nostri figli saranno contenti. Io lo spero che avremo dei figli, ma quanti ne vuoi, uno due tre o quattro e poi fare la fame ogni santo giorno che piove nevica e tutte le cose invisibili e di merda. Buttato nel mondo antico, rialzato dalla cenere del battesimo, venerdì santo prima di sera suona il campanello d’allarme come un gong e dai il via alla nuova sfida fra stati uniti e stati sparsi. Ma la Russia è ancora una potenza mondiale? Ma il giappone perché ogni tanto salta in aria però non è come trenitalia che per farti male o inciampare o sbattere contro le porte girevoli devi aspettare anni e amare i ritardi. meglio l’argentina unita o il brasile che vince i mondiali di Curling e nuovo sport nazionale e nuovo mito globale e la djmba e il dance floor nuovo di zecca con donne da Rio. Napule, salta di tempo in tempo questo nuovo mondo terzo millennio new age new world no profit no tav yesman yes portiamo avanti le coalizioni di destra sinistra alto basso ticino dove nuotiamo coi braccioli di braccio di ferro gonfiati a spinaci e voglia di vivere sul lato giusto dell’arno, sulla sponda sporca del giorno. Perché si sa, ogni minuto che passa fanno secondi preziosi, ogni anno che se ne va porta con sé nuovi doni a Babbo Natale a un Babbo qualunque ma no, alla povera Madonna neanche un rancio di Sushi, neanche farla rimanere in cinta col curry o il primo baracchino messicano destinato a cani da macello, tipo dietro l’angolo vendono una costata buonissima e già dal nome sai il prezzo. L’inflazione torna quando meno te lo aspetti, come un giornale a forma di aeroplano che si schianta contro le gemelle Kessler e interrompe i balli di una vita, le speranze di una signora per bene che usa saponette usa e getta e sgancia scoregge non appena si indispettisce. Però noi tutte queste cose non le possiamo capire a fondo, noi tutte queste cose dobbiamo guardarle da un bicchiere pieno di vino, che sia Chianti o schiantato contro il parapetto di uno che fa takewondoo ma non guardagna un cazzo e la sera porta pizza kebap stronzate lego takeaway away da ciò che vuoi beby qui non scherziamo col fuocoammare ma solo amare un unico dio e se capita anche zeus afrodite atena e poseidona che si posa a fondocampo e noi chiudendo il diaframma potremmo addirittura respirare aria buona.

 

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10 maggio
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L’ho sempre detto che

Porta Vittoria

Non occorre accendere la luce,

viene dal cortile

opaca sul vetro del bagno.

Mi sanguinano le nocche dal freddo,

c’è buio intorno se ti penso.

A Porta Vittoria un buco immenso,

con le reti e i blocchi di cemento,

tra casa tua e la strada

se passa la 90 è la volta buona che salgo

è la volta buona che torno.

 

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Scivolavo

Quando ero

piccolo scivolavo

 

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Il primo ritardo

Il telefono é sporco di sangue,

la bici un vagone più in là,

il primo ritardo che le ho dato,

il primo taglio che mi ha dato.

Quando passa sull’Adda

il treno rallenta

come se fosse un diritto di tutti

guardare giù.

Nelle immagini ho una tua fotografia:

con tanta luce e la camicia

e le lentiggini,

ogni tanto la guardo

per ricordarmi che sei bella

e allontanare il buio,

la paura che crolli il ponte

e l’Adda decida di

 

Via Carnate e neon intermittenti,

a Francesco non importa più

che esistano davvero.

 

non qui

30 aprile
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Per quando mi

Tu non svegliarmi,
ritorna
a Dicembre.
Non tendere più
quella tua piccola
mano fredda
verso il mio petto
insicuro,
lo tengo per me
il mio costato.

Ritorna a Dicembre,
come se potessi ancora
passarti davanti,
cercarti distratto
negli stessi corridoi,
nella botola,
in silenzio.

Non sarà così
mai
lasciati andare,
Dicembre,
tra le braccia
di un altro.

 

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Aprile 2015

13 marzo
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Schifo

Forse non ho mai commesso errore più grave di quella volta che sono salito furioso con la bicicletta e mi sono lasciato andare a sfiatare sulla panchina. E nell’affanno ho respirato e sorridendo ho detto “in fondo non ho nessun problema, sono in pace con Dio e col mondo”. Fortunato. E poi lì fermo, steso addosso alla pianura, zeppo della mia salita inutile, io, io che sorrido nella mia pace indotta e mormoro un ringraziamento che non è.

Solo adesso, poco più su, mi accorgo di aver sbagliato davvero quel giorno. Del mondo non mi curavo e Dio lo tenevo come al guinzaglio. Perché sono arrivato a fare finta anche nella più candida solitudine. Perché non si ringrazia mai davvero se non quando si chiede, si chiede ancora. Ancora più sassi, ancora più flutti, ancora più.

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08 gennaio
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Tardino

chissà chi viveva qui dentro

in questa casa, in questo palazzo,

nel 1974

chissà chi ha impregnato questi muri

per la prima volta di calzini

di tabacco o di carta bruciata,

chissà le loro facce nello scendere

da queste stesse scale

per correre via senza fare rumore

senza farsi odiare dai vicini

arrivare in tempo

chissà dove

 

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come le foglie nella piazza

i tuoi occhi all’esselunga;

ti abbraccio stretto e ti resisto

ti cerco dentro ma mi nascondo,

chi sei?

che ti vedo tutti i giorni

e mi dimentico di te,

che ti racconto i sogni

e mi vedi chiaro come se

nel presepe la tempesta

nel deserto poi la cassa

 

 

fa freddo ai piedi qui dentro

non mi perdo, giuro non mi perdo,

che schifo le cose che non sanno

di niente

vada pure

levigata questa storia

del cielo sulle case

dei manifesti appesi

delle occupazioni

mi servirebbe forse averti qui

per non perdere il mio corpo

nelle fessure del giorno

ma poi che ne sarebbe

della mia media, degli esami?

 

My beautiful picture

 

 

già troppo tardi

credo

vabè

tanto vinci tu

 

*

 

spendo corse sotto i piedi

mi ricordo non ti siedi

dormi solo nel rumore

poi cammino col sudore

e gli occhi nella nebbia

stupore

 

 

non ho bisogno di altro

per chiedere sonno

e amarti e basta

e la strada sterrata,

nelle parole no nei suoni

per un po’ farne a meno

come niente forse

sono corde le tue spalle

mi manca tutto ma non so

 

Quando per l’ultima volta mi girerò verso di te e non avrò altro che la voglia di vedere, davvero, chi sarai per quell’ultima volta. Spero per te che tutto sia più facile, sebbene, devo dirtelo, non mi voglio perdere niente. Ti scrivo in un momento in cui sto per attraversare la strada, a breve di certo mi sarò scordato che.

Mi investono, non è niente, sento il sangue e

questa volta, veramente, non mi vedrai più,

cosa c’è qui dentro non lo so perché d’un tratto

sotto le ruote mi ricordo e ti penso e sparisco

questa volta solamente storie semplici per noi

come passeri che poi, cadono come tutti tranne noi.

Solo nel momento in cui si ricompongono i palazzi attorno per pochissimo, per un pelo, solamente vorrei passare del tempo con te. Stare zitti, senza avverbi, senza lessico né campo semantico del cielo che sul cortile schiaccia le foglie che non sembrano risorgere.

Mentre sto per cadere, in volo, dappertutto,

appena prima dell’impatto, cazzo dici, sparso

sono, come sul più bello, non gridi ma ti sento,

ho solo il tempo, lo sguardo e pensare senza corpo

che questa volta veramente non ho mai capito niente,

che nel male ti ricordi, nell’angoscia ti ricordi che

Muoio ma non muoio per te. Me ne vado, come niente, come se.

Poi ti svegli e stiamo solo camminando sul marciapiede, qualche albero deforma l’asfalto, non parliamo. Non so chi siamo. Eppure adesso tutto è più vero.

 

16 ottobre
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Anch’io

Nel parcheggio

poco fa

il primo piano più stretto

del destino

mi ha dato un bacio.

Qualcosa per caso

si è spostato

e l’orizzonte arrossava

e mi accorsi di una chiesa

e lei mormorava

“ma ti fa paura”

e vorrei avere

quella punta di comprensione

almeno per tremare.

 

Ribelle all’emozione

non mi sento di gioire,

ti guardo e ho un sasso

in mano, amore.

 

My beautiful picture

 

E adesso

cerco dovunque

nelle cose,

nel tempo,

conferme

a te.

 

My beautiful picture

 

La scoperta della pioggia

Oggi mi sono alzato

ti avrei chiamato

ma pioveva

fuori

la luce bianca

cosa si spalanca

ti

ho rubato un ombrello

nella metro

detonato un bisogno.

 

My beautiful picture

 

E vuoto dentro.

Cerco di guardare i palazzi

come fossero ragazze

pallide

o gli ultimissimi spazi

della cultura degli uomini.

E vento dentro,

non voglio pensare a niente

e la aspetto.

 

My beautiful picture

 

Cristo, cosa vinci

nel momento in cui

mi conquisti?

 

La spiaggia, le corde,

il perdono e le angosce.

nient’altro che sangue

che secca e sospira;

noi due con lo zaino

così nel bisogno.

 

My beautiful picture

06 settembre
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Chiaramente

Tutte di Paolo, tanto tempo

Convinto di poterti cambiare

di poter scegliere

come sei

nell’errore più assoluto

che tu ci possa dare oggi

tutto quello che vogliamo

sono da bruciare

come in cielo così il mare

cancellerà tutto,

tutto quello che avete sempre considerato

fine.

 

 

E se vuoi tanto saperlo

sono stanco completamente travolto da cose che non voglio

il mio corpo

lo capisco benissimo

che non regge

ai colpi del destino non resiste

al tramonto se ne frega e cade ammazza

gli ultimi residui della terra

il mio cuore sente la sconfitta

ma ti esplodo dentro tutto il sangue

per sentirmi vivo ho mille storie

le storie di chi ancora cerca trema

le storie dell’amore ansia sera

 

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È tremendo

la direzione sbagliata mi indica

le fosse comuni

rifiuta d’essere

certo

eppure ritorna così spesso

questo presentimento

va più veloce di quanto ti aspetti

non fantasmi

no spasmi

dolori felici dolori

per gente come dio

perché grido forte che è

merda merda merda

questa mia incapacità a volere

lo stupido desiderio

che mi manca

mi manca da morire tutto quanto

gli anni spezzati dalla testa

la rabbia che si aggrappa alle speranze

il vomito previsto dal destino

travolge case fiori e parco addio

ricorda mali assurdi

e vecchi fogli

su cui hai scritto

non perdono

su cui sputi adesso basta

su cui sputi le emozioni

le frantumi contro il tempo

non dai spazio alle parole

solo amore

 

anche se fosse la cosa più falsa di questo mondo

solo amore

 

per chi vuole seguirmi c’è l’inferno

non puoi abbattere la porta senza aiuto

il cielo ti brucia

fine anno

idee per il futuro

vaffanculo

 

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15 luglio
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Una sola poesia di Paolo

C’era una volta

camminavamo così poco

lungo il ruscello non ti conosco

ma ti voglio perdermi come cerco

di non fare

mai

eravamo soli credo al mondo

credo alle speranze a cui non credo

te lo ripeto

camminiamo e c’è un ruscello

non penso promesso

non penso

con gli occhi verdi crescevo

così presto così presto

ho sbagliato da morire

spaccami spaccami nei mille

pezzi che disperdi

non puoi scappare quando non vuoi

e io ho continuato a perdermi

nei boschi

fossi tu lei o la paura

prima mi pento poi corro soffro

poi non sto bene se,

esiste la verità

devo averti detto qualcosa

ma lo sai, lo sai

che non dormo quando ti penso

che anche il giorno non faccio altro

non faccio niente no come sei

e non vedere

quelle cose in alto piove freddo

se ti raggiungo

fa buio presto sono sette

i passi della vita cerco

fortuna a volte amica capovolgo

il flusso conclusivo resto fermo

poi certo che smetto di dire cazzate

e mi avvicino esprimo troppo

maledizione pace interiore

mi avvicino e ti bacio e cazzo

penso cazzo sono scemo

se credo zitto credo alle illusioni

mi sveglio calci al vento

e poi ti guardo

ti guardo ho 12 anni

siamo il tempo

quello che non passa e sto un po’ meglio

31 maggio
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Chiedere e concedere la salita

Tocca a Paolo Bontempo

Giornata limpida

Io non so andare

al passo giusto

corro tantissimo

e prendo sei

bellissima quando ricordo

e non c’è crescita

senza bisogno

non c’è più niente

senza ritorno

i venti le navi non sognano nulla

i piedi a terra

ti spacchi la schiena

a furia di calci

perdi il controllo

guardare davanti

finisce presto presente del cazzo

come il futuro

ancora

non passo.

 

 

Un semaforo comunque

Portata minima.

al limite non crollo

da sempre non rispondi

al massimo mi lasci

e se in alto volano

tu apri la finestra

e vienimi a trovare

 

Giù

Tutto è come sembra

come sempre

non giochi più

perché ti hanno detto

che il verde della vita

si è fatto così piccolo per te

e la notte poco buia

per nasconderci tutti

come facevamo prima.

 

hai sentito il niente

come la prima volta che hai visto la grandine

e che violenza c’era fuori,

dai vetri che riflettono

solo sogni

mi sono chiesto cosa sia successo

non mi sono accorto di nulla

che si stava per chiudere tutto sopra di me

 

e poi la fontanella

ha smesso

il parco è cambiato

mentre i gelsi in fondo alla via

e mio padre che sorride

con un calcio spezzo un fiore

ti dedico

cosa mi rimane.

 

domani,

voglio tornare indietro.

 

 

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e se rilancio in salita

lo scatto

sto sempre dietro,

a seguire me stesso

 

14 aprile
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Le interiora

Da Febbraio fino a ieri delle cosette così boh

La verità

“Ti amo”

ho bisbigliato al banco

ma lui non credo

mi abbia capito.

 

Enigmistica

Enigmistica,

poco lucida

Respiri appena,

non sei attento

molto intenso

il mio guardarti per caso

e non chiederti cosa

non perdermi ora,

non voglio

definire

l’essere,

voglio

solo

essere

abbracciato.

 

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Adesso questa casa

è troppo grande per me.

So che nascondi

quello che hai visto,

che non comprendi

e distruggi

anche i canali

convenzionali

che un tempo

aiutavano

le mie dita

a raggiungerti

un po’.

 

My beautiful picture

Primo parco

Leggera esitazione

nel chiederti il nome,

mi giro e non ti guardo

fumo fino al quarto piano.

Al parco,

appoggio gli occhiali

sul tavolo

almeno per oggi

ti vedo

verace.

 

My beautiful picture

Secondo parco

I colori dei fiori

sono sempre vivi

sono sempre accesi

nella terra di nessuno

between two fences,

come il matto che fuma

al parco,

gioco con la cenere

sul quarto bottone,

come fa una bimba con il cibo

nel piatto,

con la forchetta lo sminuzza,

le sue scarpette e due colombi,

i colori dei fiori

sono sempre accesi.

 

gnekkuuu

 

Non dovrei

Ora che sei

unbekanntes

e ti guardo ogni tanto

ad almeno due

anni luce di distanza

e tu ti volti

e sei ancora *

e per meno

di un secondo

guardi su

e ti appartengo.

 

Poi basta.